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Deniriani, siete pronti?

Il 20 dicembre si comincia con Taxi Driver, si prosegue con Quei bravi ragazzi e il 23 si conclude il primo ciclo con Innamorarsi.

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Ebbene sì, ho finalmente dato vita a una cosina che da diverso tempo volevo proporre ai miei seguaci e amici: la maratona De Niro.

Ho fatto un'indagine su Instagram per sapere se c'era qualcuno interessato a partecipare (a distanza naturalmente) e diverse persone si sono dimostrate curiose e interessate fin da subito. Sette film durante le vacanze di Natale assegnati a giornate più o meno distanti tra loro. Al momento siamo in 23 su un gruppo di Telegram dove "anonimamente" parliamo di De Niro fino alla noia e dove principalmente ci confronteremo in diretta subito dopo la visione dei film.

Il programma della maratona:

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Il criterio con cui ho scelto i sette film è molto semplice: ho voluto cercare di variare il genere il più possibile. Taxi Driver è sui generis, quindi l'ho scelto come prima pellicola per inaugurare la maratona. Ho pensato che dopo Quei bravi ragazzi, un classico del genere gangster, potrebbe essere piacevole guardare un romantico che purtroppo è estremamente sottovalutato, sto parlando di Innamorarsi, seguito da una storia avvincente e commovente, anche questa non abbastanza lodata, ovvero Risvegli, che ho assegnato a un giorno della settimana successiva. Inoltre, ho pensato che potrebbe essere parecchio interessante guardare tutti insieme Il cacciatore, un film antibellico sul Vietnam, e dopo Capodanno Toro scatenato, la storia di un boxeur sparito di recente, Jake La Motta, il film per il quale De Niro ha vinto l'Oscar nel 1980. Infine, C'era una volta in America, che è facoltativo naturalmente. Un must per i veri temerari.

Taxi Driver

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Sceneggiato da Paul Schrader, uno dei migliori sceneggiatori negli anni settanta, e diretto da Martin Scorsese, Taxi Driver esce nel 1976 ed è incentrato sulla figura di uno squilibrato taxista reduce dalla guerra in Vietnam. Mentre scrive Taxi Driver, Paul Schrader si lascia ispirare da Jean-Paul Sartre e dalla vicenda di Arthur Bremer, uno psicopatico che proprio quattro anni prima, nel '72, aveva aggredito un governatore, George Wallace.

Travis Bickle, il protagonista interpretato da un giovane e meticoloso De Niro, vive le contraddizioni e le devastanti atmosfere di solitudine che New York, così sporca e così famelica, offre ogni giorno - e ogni notte. La vita di Travis si complica ulteriormente quando incontra Betsy, di cui si innamora perdutamente ma dalla quale riceve una grossa delusione. Quando Travis la incontra, Betsy è impegnata nella campagna politica del senatore Palantine, verso il quale Travis comincia a provare un'insana ossessione. La sua ansia omicida nei confronti del mondo intero, che sembra averlo stancato («io ne ho abbastanza, ho avuto anche troppa pazienza, ho avuto anche troppa pazienza, ho avuto anche troppa pazienza...»), lo porta ad armarsi fino ai denti, ad addestrarsi in casa, a diventare una vera macchina da guerra. Ha modo di liberarsi dal peso della responsabilità che sente di avere nei confronti di tutti, del mondo, dei genitori, soltanto quando cerca di strappare una prostituta minorenne dalle grinfie della lurida periferia newyorkese.

È da ricordare la celebre scena in cui De Niro davanti a uno specchio dice a se stesso «ma dici a me?», non soltanto perché è stata girata da Scorsese in modo improvvisato, ma anche perché De Niro, qui, appare perfettamente indifferente, freddo e alienato: è Travis.

Quei bravi ragazzi

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La storia di Quei bravi ragazzi (1990), film diretto da Martin Scorsese, nasce ispirandosi a una storia realmente accaduta, quella raccontata dal mafioso italoirlandese Henry Hill (nel film interpretato dal magnetico Ray Liotta). La pellicola mette a fuoco la mafia italoamericana prendendo in considerazione ogni aspetto, anche quello quotidiano e generalmente ignorato dalle cineprese. A De Niro spetta la parte del gangster di origini irlandesi, Jimmy Conway - un ruolo consueto, tradizionale oserei dire, e forse un po' meno interessante rispetto ai personaggi dei film gangster precedenti: probabilmente perché in Quei bravi ragazzi De Niro non è il protagonista principale e il suo ruolo non è quello di capomafia, quindi non è dello stesso spessore scenico come, ad esempio, ne Il padrino - parte 2. In ogni caso, a Jimmy Conway va riconosciuto il pregio di avere un carattere spiccato, cinico e pure misterioso perché, di tanto in tanto, è attraversato da moti d'umanità che di norma non si addicono ai criminali.

Innamorarsi

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Innamorarsi ha trovato respiro nel 1984 ed è la storia di due comuni mortali che accidentalmente si trovano e si innamorano. Frank (De Niro) e Molly (Meryl Streep) sono due abitanti della New York degli anni '80: sposati, impegnati nel lavoro, entrambi pendolari; è proprio la loro esigenza di spostarsi in metro ogni giorno a portarli sempre più vicini fino all'unione definitiva; un'unione deturpata da quel senso del dovere coniugale che atterrisce i due amanti.

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Ci tengo a sottolineare due cose: a) una delle scene più belle, quella del loro incontro, è stata girata all'interno della libreria Rizzoli di New York durante il periodo natalizio: con questo intendo dire che i miei amici lettori non possono che trovare delizioso questo film; b) come ho già avuto modo di dire, è un film ingiustamente sottovalutato.

Risvegli

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Oliver Sacks alla fine degli anni sessanta sperimenta un nuovo farmaco su alcuni pazienti affetti da encefalite letargica. Di questo ce ne parla in un libro autobiografico da cui lo sceneggiatore Steven Zaillian trae ispirazione per scrivere quello che sarà Risvegli, diretto da Penny Marshall nel 1990.

Robin Williams interpreta il dottor Sacks, che nella pellicola ha un altro nome, Malcolm Sayer; a De Niro è invece affidato il ruolo del malato, Leonard Lowe, affetto da encefalite letargica.

La storia assume un ritmo incalzante quando il dottor Sayer somministra a Leonard un farmaco che ha effetti miracolosi: Leonard infatti, che è affetto dall'encefalite letargica, si sveglia letteralmente dal letargo in cui ha dovuto vivere per lunghi anni, dalla paralisi dolorosa che fino a quel momento sembrava incurabile. Tuttavia, a un certo punto siamo noi a trovarci paralizzati, proprio come Leonard e gli altri pazienti malati, perché insieme a Sayer assistiamo inermi alla lenta ma progressiva regressione degli effetti del farmaco.

Quella che vediamo in questo film è probabilmente una delle più belle interpretazioni di De Niro. Risvegli merita attenzione soprattutto per i gesti, gli sguardi, i muscoli tesi e le parole mancate che De Niro ha accuratamente studiato e imparato per portare sullo schermo un po' di quella sofferenza implacabile che tante persone sono costrette ad affrontare ogni giorno.

Il cacciatore

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Michael Cimino ha prodotto uno dei film più belli nella storia del cinema (anti)bellico. Il cacciatore (1978) è infatti un film importante e incisivo soprattutto nella carriera di De Niro: quello che vediamo recitare qui è un attore maturo. Letteralmente. De Niro sa ora giocare meglio con le proprie abilità e sa misurare ogni mezzo espressivo.

Ambientato in Pennsylvania, i protagonisti sono giovani uomini, operai di origine slava. Tre di questi, Michael Vronsky (De Niro) Nick (Christopher Walken) e Steven (Jonh Savage) devono partire per il Vietnam, ma qualche giorno prima partecipano, insieme agli altri, al matrimonio di Steven. La scena del matrimonio e del giorno delle nozze dura quasi un'ora: una lentezza voluta dal regista che ci permette in definitiva di conoscere più nello specifico ogni personaggio; Cimino, in questo modo, cerca di darci degli indizi, vuole come preannunciarci qualcosa: fa' attenzione, sembra dire, qualcosa di molto importante succederà. Succederà qualcosa di sconvolgente.

La guerra è a tutti gli effetti sconvolgente, il Vietnam sconvolge e sradica l'anima dal posto in cui dovrebbe rimanere fino alla fine dei giorni. L'ansia dello spettatore, dunque, si misura in una sola domanda: quelli che sono tornati dall'Asia, sono quelli che erano partiti?

Il cacciatore ha ricevuto ben 9 nomination all'Oscar, tra cui una per De Niro. Alla fine sono piovuti 5 Oscar: miglior regia, miglior film, migliore attore non protagonista (C. Walken), miglior sonoro, miglior montaggio.

Si potrebbero tracciare dei parallelismi con Apocalypse now? Uno sicuramente: il personaggio di De Niro, Mike Vronsky, come il capitano Willard nel film di Coppola, sembra finire nelle tenebre dell'animo dell'uomo, e quando ne esce non è più lo stesso. Ma credo che questa sia la condanna "universale" che pesa inevitabilmente su tutti gli uomini che vengono catapultati in un terreno di mine e di acuta disperazione.

Toro scatenato

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Toro scatenato (1980) esiste perché De Niro ha insistito; senza di lui, Martin Scorsese non l'avrebbe mai prodotto. Una delle cose che colpisce di più di questo film sono gli elementi stilistici (il bianco e nero, l'uso equilibrato di estensioni temporali per mezzo del rallentatore): è una lezione di stile prima di tutto, poi di vita.

Ispirato a una storia vera - quella di Jake La Motta - il film apre con De Niro nel camerino che ripensa ad alta voce alla propria carriera sportiva.

Me li ricordo ancora gli applausi, me li sento ancora nelle orecchie, e me li porterò dietro per tutta la vita.

Incontri sul ring, vittorie e sconfitte; immagini cariche di violenza, sangue e sudore; il fratello Joey (Joe Pesci), la moglie Vickie (Cathy Moriarty), la famiglia, la casa, l'arroganza; di nuovo la violenza, il sangue e il sudore.

Viene dunque scolpito un personaggio violento, inserito in un ambiente carico di tensione che gioca con le ombre e le sfocature; un pugile dall'indole complicata e caratterizzato da un'instabilità emotiva e affettiva che lo porta a essere irascibile. In questo vortice di immagini e movimenti, manovrato in modo eccellente da Scorsese, rimane impressa chiaramente l'immagine di una persona che non è personaggio - quindi mera finzione - ma un soggetto reale. Un racconto, per non dire una vita, fatta di scene, per non dire momenti, di quotidiana violenza narrate in maniera ineccepibile.

De Niro comincia a praticare la box per imparare a muoversi con perfetta abilità sul ring e davanti alla cinepresa, e frequenta Jake e la sua famiglia per poter recitare disinvoltamente restituendo agli spettatori una parte dell'universo personale del pugile italoamericano. Per questo Toro scatenato è stata forse l'esperienza più difficile per De Niro: si è dovuto mettere in gioco e, secondo me, è proprio in questo film ad essere arrivato a toccare i limiti della perfezione per così dire teatrale: mosse perfette, alterazioni di peso, immersione assoluta nella vita privata del personaggio.

(Ottimo De Niro, ottimo!)

Da questo film, dunque, emerge con chiarezza la bravura ineguagliabile di questo immenso attore che s'è affermato col tempo ed è andato oltre il tempo.

C'era una volta in America

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L'ultimo film della maratona. Il film della vita perché esalta la vita. Il mio film preferito in assoluto, non c'è dubbio; il film in cui abito, che mi fa sentire a una spanna da terra ogni volta che lo rivedo; il film che non dimenticherò mai - cioè, non solo non scorderò la storia stessa, ma anche il modo in cui ne ho partecipato: il luogo, l'atmosfera, le persone con cui ero. C'era una volta in America è dunque il film che... non lo so neanche io. Non saprò mai come definirlo, probabilmente perché è Arte pura e di questa si fa sempre fatica a parlare. O perché contiene in sé qualcosa che non è di questo mondo. O forse è soltanto il mio film e al momento il mio vocabolario non mi permette di parlarne accuratamente.

In ogni caso, se siete interessati qui ho scritto una riflessione diverso tempo fa su C'era una volta in America.

Per chiudere il post in bellezza, vi saluto con la mia scena preferita.

Ci risintonizziamo il 20 dicembre.

Sara

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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