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Emerson, Thoreau e Whitman

Padre, figlio e spirito santo. Ciò che mette in comune Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman è lo stesso punto di vista: la natura come forza benefica che, se studiata accuratamente e contemplata con prudenza, è in grado di fornire lezioni su ciò che significa veramente essere umani.

Tre uomini riverenti verso la natura che hanno costruito la loro identità grazie al loro rapporto intimo e autentico con il mondo naturale. Tre filosofie amiche del panteismo che si sono intrecciate e si sono evolute in poesia e bellezza, che portano ancora in grembo un’idea di natura che abbaglia l’occhio del romantico e del misantropo: la natura è l’unica e vera conoscenza che serve all’uomo per vivere.

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Natura è ordine, disse il filosofo statunitense Emerson; non è stata progettata né costruita dall’uomo, quindi non è finta né artificiosa, non è inquinata da pregiudizi e menzogne. Il mondo naturale è selvaggio e incontaminato, proprio come l’anima umana. Emerson trovò nella natura la (sua) morale, i modelli attraverso i quali potersi applicare, la pratica di un sistema teorico che da solo non sarebbe mai stato in piedi. «Nessuna legge può essere sacra per me se non quella della mia natura.» L’uomo, così come l’ambiente che lo circonda, in realtà è selvaggio e dentro di sé ha un ordine, che è lo stesso che si trova nella natura. Un ordine che l’uomo non riesce a comprendere fino al momento in cui non si ferma a contemplare e a studiare ciò che c’è di più autentico: la natura. Ma è evidente, viviamo in una società che si preoccupa con angoscia delle istituzioni, della produzione, della civiltà, del progresso, e non di quella legge universale che, nonostante tutti gli sforzi e i progressi umani, continuiamo a condividere con la natura. Ecco allora che Emerson, nel suo saggio Diventa chi sei, con squisita saggezza sostiene che «l’uomo grande è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta dolcezza l’indipendenza della solitudine.»

Thoreau tese invece ad adottare pensieri leggermente più radicali rispetto al suo mentore, Emerson. Thoreau, così come Rousseau, parlò di un ritorno alla natura che è reale e letterale, di un allontanamento dal mondo civile per ritrovare se stessi. Il vissuto di Thoreau può essere riassunto dalla celebre affermazione (contenuta nella sua opera più importante, Walden ovvero vita nei boschi) «la maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione», che è anche il motivo per cui il filosofo, a soli ventotto anni, decise di andare a vivere nei boschi per due anni, per capire e assimilare la vera essenza della vita. Come Emerson, anche Thoreau sostenne che è nella natura che traiamo gli insegnamenti fondamentali grazie ai quali possiamo essere autentici e vivere nel mondo civile. In altre parole: se conoscessimo le leggi della natura, ci basterebbe un solo fatto, o la descrizione di un fenomeno reale, per dedurre tutti i risultati particolari, e qualsiasi deviazione dai modelli stabiliti nel mondo naturale distrarrebbe l’uomo dalla sua vera natura.

Whitman fece poesia, tuttavia parlò anch’egli di natura e della sua importanza come modus vivendi. La natura, secondo Whitman, riflette l’individualismo a cui egli aspirò e desiderò per ogni persona. Le sue opere contemplano la natura in maniera profonda e intensa: anche un banale filo d’erba può provocare importanti riflessioni sulle origini del tutto e sul senso della vita. Secondo Whitman, per quanto lontano possiamo andare dalle sponde del mare e per quanto possiamo allontanarci dalle nostre origini naturali costruendo macchine e grattacieli, non potremo mai eliminare la connessione primitiva che abbiamo con la natura. Polvere tu sei e in polvere tornerai, si legge nella Genesi: il messaggio che traspare dalle poesie di Whitman è proprio questo, cioè torneremo a essere un tutt’uno con la natura.

Emerson, Thoreau e Whitman con il loro lavoro non hanno offerto la fotografia di un bel paesaggio o la bucolica descrizione del mondo naturale, ma si sono spinti oltre: hanno saputo identificare la bellezza con la natura, hanno delineato quell’ordine insito nella natura (e in noi stessi) che è insegnamento e riflessione, oltre che legge universale. Ci hanno lasciato in eredità un dono prezioso, che non possiamo sperperare, e che è l’umiltà propria della ricerca di sé, della conoscenza del mondo e della riflessione sulla vita e sulla morte, in senso stretto della filosofia. Ma il più importante messaggio che ci hanno lasciato è che le leggi non possono governare lo spirito libero dell’individuo. La verità è che anche se dobbiamo vivere in un mondo chiuso, freddo e sottoposto ai rigidi meccanismi di un sistema austero, abbiamo, e per sempre avremo, la libertà di poter guardare al mondo prima di noi, e lì ricercare la direzione e l’orientamento di cui abbiamo bisogno per poter vivere dignitosamente ed essere noi stessi.

Fonti:
<“Diventa chi sei” di R. W. Emerson, Donzelli editore (2005) http://amzn.to/2datNWe
“Walden ovvero vita nei boschi” di H. D. Thoreau, Bur (2005) http://amzn.to/2elEQwO
“Foglie d’erba” di W. Whitman, Bur (1988) http://amzn.to/2dQzt9d

Sara Marzi

Sara Marzi

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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