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Ho cominciato a leggere 4 3 2 1

Giusto qualche ora fa ho cominciato a leggere l’opera mastodontica di Auster, da poco uscita in libreria, che sembra avere la comprensibile ambizione di diventare il prossimo Great American Book che noi appassionati di letteratura americana da tempo aspettiamo. E già dalle prime righe a me sembra proprio che la storia intricata e voluminosa di Archie Ferguson debba neccessariamente collezionare pareri positivi, anche soltanto per la prosa potabile e poetica dell’autore.

Dico questo perché è il primo libro di Paul Auster che leggo, quindi tutto quello che lui ricama sulla carta di questo romanzo mi appare “abbacinante” e singolare.

Ho deciso di scrivere questo post su 4 3 2 1 con l’intento di pubblicarne altri per tenervi aggiornati sulla lettura.

Quello che vorrei fare, nello specifico, è riempire il blog di citazioni a me care, scovate tra le oltre 900 pagine del romanzo, e quindi di sottolineature tremanti captate dalla mia macchina fotografica, oltre che di fugaci pareri personali. In altre parole vorrei trattare questo blog un po’ come se fosse il mio taccuino, appuntando quello che mi passa per la testa mentre leggo. Naturalmente, se e solo se l’esito di questo tentativo risulta positivo e sensato, applicherò lo stesso sistema anche agli altri libri – perché sì, ho in progetto di leggere tantissime altre immense opere letterarie (soprattutto americane). Quali? Non voglio fare spoiler.

Attualmente posso dirvi poco; posso dirvi che il libro apre con il racconto dettagliato della famiglia di Archie Ferguson, che è il protagonista. Vengono raccontate le avventure e sventure vissute dai nonni e dai genitori. Vengono citate diverse città statunitensi, come Chicago, New York e Newark, quindi fate bene a sospettare che io mi senta estremamente soddisfatta nel viaggiare mentalmente tra queste città, visto che adoro rifocillarmi di fantasie statunitensi fatte soprattutto di vicoli stretti, tavole calde e persone affamate, doverosamente accompagnate dalla Depressione, dalla guerra in Europa e dalla convinvenza forzata con persone famigliari che condividono lo stesso male: la povertà. A me, dei romanzi americani, piace proprio questo: il realismo efferato, le persone ai margini della vita, l’America di provincia che è anche l’America vera. Beh, al momento, 4 3 2 1 sembra offrire tutto questo.

Poi si vedrà. Vi farò sapere!

Sara

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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