/ sproloqui

Quando letteratura e bellezza coincidono

La mia idea di letteratura ha subito diverse modifiche e aggiornamenti nel corso del tempo. Di fronte alla descrizione sterile di letteratura come “insieme di opere scritte da grandi autori che hanno fatto la storia dell’uomo”, io ho sempre pensato in piccolo.

Anni fa, quando frequentavo la prima superiore, ero convinta che il concetto «letteratura» si riferisse alla semplice materia scolastica, e che quindi sussumesse sotto di sé tutti quegli autori che sono d’obbligo per la propria formazione. Per fortuna crescendo ho adottato un nuovo modo di vedere e trattare i libri: avevo diciassette anni quando la letteratura è diventata (per me) uno strumento attraverso il quale potermi esprimere e costruire una capanna dove vivere serenamente. Che banalità!, almeno, ora che ho ventidue anni e sono più consapevole di allora, mi vien da dire che tale pensiero era semplicemente acerbo, romantico e inconsistente. Oggi credo che la letteratura non sia niente di oggettivo, e nemmeno di strumentale, perché (per me) non è che l’insieme delle opere letterarie che hanno fatto la mia storia, ovvero i miei libri preferiti, amati, sbucciati, sviscerati, di cui ho nostalgia, a cui penso con una certa frequenza, libri che sono stati fonte di ispirazione, modelli, morale e sentimento. Non parlo di Nobel, premi vari ed etichette di valore che i grandi critici hanno affibbiato a certi autori piuttosto che ad altri. La letteratura è soggettività, ma è una soggettività che, per fortuna, può essere trasmessa e condivisa.

Se parlo di letteratura, devo necessariamente parlare di Dostoevskij, Thoreau, Fitzgerald e più in generale di tutte quelle persone che con la loro vita fatta di parole hanno fatto sentire me – misero essere vivente che continuamente oppone resistenza alla forza gravitazionale – una persona che può essere. Che può assumere nuovi aspetti, diversi colori, più voci. Una persona che è, che sa di essere. A quegli autori devo la mia identità, che non ha nulla a che vedere con documenti o formalità, ma che si misura in un arco temporale di ventidue anni. Se non avessi fatto miei quei libri che sento di consigliare alla gente, perché mi sono piaciuti o mi hanno insegnato qualcosa di eccellente, non sarei qui a scrivere queste parole, non studierei quello che sto studiando all’università, non godrei di tutta quella positività e bellezza che solo la Letteratura può offrire. Il vasto mondo letterario, che pare sconfinato, si riduce in realtà a una semplice unità: il proprio io. Un io che cibandosi di realtà parallele è terrestre, ma che arrivando a saziarsi di consapevolezze diventa extraterrestre.

Perché dovresti leggere? Perché è logico: leggere ti salva. Così come dipingere, scrivere, suonare, fabbricare qualcosa con le tue proprie mani. Ma perché tutto questo ti dovrebbe salvare? Perché in ogni cosa che tu fai, qualsiasi cosa essa sia, lasci un segno. E quel segno sei tu, è una parte di te, ma non è un frammento qualsiasi: è quel pezzo che vuoi salvare e mantenere sano. Quando il mondo circostante ringhia e la geometria delle cose sembra esser malvagia, che cosa rimane da fare se non sopravvivere? Sopravvivere, però, è brutto. E allora che cosa puoi effettivamente fare? Puoi mettere in salvo una parte di te, una parte che può vivere anche senza l’ausilio del corpo perché è autonoma. L’anima, così, la nascondiamo tutti da qualche parte: nei libri, nei quadri, nelle sculture, nelle canzoni, in ciò che facciamo, in ciò che inventiamo e negli occhi di chi amiamo. E lì, proprio lì, la nostra parte è al sicuro, vive invece di sopravvivere.

Quando allora qualcuno dice che leggere è inutile ed è uno sforzo che solo i folli possono compiere, sento che questo qualcuno è molto sfortunato perché non ha mai sperimentato la potenza della lettura – e dell’arte in generale. “La bellezza salverà il mondo”, disse Dostoesvkij. E il caro Fëdor aveva ragione. Salva te stesso, salvati trasferendoti nella bellezza, nella sua luce e nella sua positività. Bellezza è sinonimo di consapevolezza – della realtà, del fatto che niente è irrimediabile e che l’uomo vero è quello che dentro di sé ha un mondo in potenza, che sull’epidermide dell’intero corpo non ha una corazza dura ma un tappeto di cellule vive, vive e pregne d’amore fino a scoppiare. Raggiungi la bellezza e poi, poi mantieniti in equilibrio nella sana ebbrezza che ne segue.

Leggi e scopri la tua letteratura.

Sara

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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