/ Consigli di lettura

Raccontare il mare per vivere

Raccontare il mare è un libro che fa impallidire chi lo legge. Anzitutto perché qui l’autore – Björn Larsson – dà prova della sua bravura narrativa, della sua appetibile preparazione culturale e del profumo salmastro dei suoi giorni passati a veleggiare. Ma fa impallidire  sopratutto perché, leggendo le parole di Björn, il lettore viene gettato su una barca dove Joseph Conrad, Guy de Maupassant, Harry Martinson, Francesco Biamonti, Joshua Slocum  e altri, lo osservano mentre gli dettano gli insegnamenti della loro vita passata in barca. Si spogliano davanti a chi legge con una fiducia e un’umanità talmente spontanee da suscitare sconforto. La vita in mare non è facile, dicono all’unisono gli scrittori di mare. La vita da marinai non è facile perché il mare, quella scheggia di azzurrite molto estesa che d’estate ci piace contemplare, getta fin da subito in una condizione primitiva, con la quale nella vita si deve inevitabilmente fare a botte: la solitudine. La solitudine ha due volti, uno felice e l’altro triste. E il mare, con le sue ombrose profondità che ingannano, disegna prima il volto della serenità solitaria e poi, nel buio pesto e infinito della notte, quello della disperata ricerca di stabilità. Le osservazioni che però si tessono, una volta che si è cinti dal blu dei mari estremi, non hanno prezzo, surclassano ogni ostacolo, curano ogni paralisi e cancellano ogni timidezza. I pensieri marinari prendono il timone e guidano l’osservatore taciturno e solitario verso mete da lui mai immaginate. Chi se ne frega, allora, del cinismo, della misantropia, della misoginia. Il mare sviluppa un’industria del pensiero che riproduce la vita eterna in miniatura, dentro di sé, per questo vale la pena di essere vissuto. Björn ci dice proprio questo. Björn invoglia a prendere lo stretto necessario dal frigorifero per andarsene in barca – non una nave dove ci sono più di due persone. In mare, infatti, non si è mai soli: si è con se stessi, con la propria immagine riflessa nello specchio d’acqua che ci circonda, e questa è la miglior compagna in assoluto. Björn, volente o nolente, in Raccontare il mare trasmette qualcosa di umano, atavico e naturale: il desiderio di partire, contemplare il cielo notturno gravido di folli desideri e cercare dentro di sé motivazioni che non trovano seguito sulla terra ferma. Insomma, leggere questo libro, composto di frammenti di altri romanzi analizzati con cura da Björn, comporta uno sforzo importante, quello di accettare l’evidenza, ovvero che la vita è come il mare: quando passi lasci una traccia che, poco dopo, sparisce nell’omogeneità dell’ambiente circostante, perché sei e per sempre sarai un atomo che va a comporre ciò in cui ha sempre vissuto, attraverso cui ha sempre respirato. Prendi e va’, respira e contempla, che la vita è proprio l’eco dell’urlo coraggioso di chi con amore segue questi quattro imperativi.

Sara

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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