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Succhiare tutto il midollo della vita

Alexander Supertramp, aka Chris McCandless, deve rivendicare la sua vita, il diritto su se stesso, per poter dire di aver vissuto. E lo fa in maniera originale: percorrendo a piedi l’America per due lunghi anni. La meta? Il quarantanovesimo Stato d’America, quello più grezzo e incontaminato rispetto agli altri: l’Alaska.

Affascinato dai meravigliosi racconti di Jack London (“Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”) e dai testi del filosofo e scrittore Henry David Thoreau, Alex si perde nella natura selvaggia e, disgraziatamente, ci muore. Accanto al suo corpo freddo e ormai decomposto vengono trovati diversi libri, tra i quali anche un testo di Thoreau dove sono sottolineate le seguenti parole:

Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni.

Vendica te tibi è l’imperativo esistenziale di origine senechiana che mira a riprendere le redini del proprio destino, lo stesso obbligo morale che suggella definitivamente la vita irrequieta e stravagante di Alex Supertramp. Il Vendica lo troviamo pure come tema centrale della filosofia di Thoreau, precisamente nelle sacre parole di “Walden, ovvero vita nei boschi”:

Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa.

“Walden” non è solamente un’opera letteraria e filosofica di notevole importanza scolastica, ma è anche il più accurato ritratto della cultura statunitense ottocentesca, quella che ritiene di fondamentale importanza la pursuit of happiness — ricerca della felicità — sancita e tutelata dalla Dichiarazione del 4 di luglio vergata da Thomas Jefferson. Influenzato dal suo mentore — Ralph Waldo Emerson — e fortemente condizionato dalla sensazione di irrefrenabile interesse per la natura selvaggia e dalle letture di classici e di testi indiani, a soli ventotto anni Henry si incammina da solo, verso il bosco selvaggio che cinge il lago Walden — luogo reso celebre dalla sua opera.

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Lì, ai bordi del lago Walden, Henry costruisce una capanna di legno e ci rimane per oltre due anni; vive di scrittura, letture, escursioni, a stretto contatto con ciò che secondo il filosofo è vero e puro: la Natura, ovvero la Madre, la fonte di ogni ispirazione, l’unica a poter concedere uno stato di autentica grazia. Lo scopo ultimo di Thoreau altro non è che il raggiungimento della Libertà, quella con la lettera maiuscola, che si traduce in un sentimento di indipendenza svincolato dalle catene della civilizzazione, dalla presenza asfissiante delle leggi dello Stato e dall’assenza totale di rapporti umani frivoli.

Thoreau la sa lunga sulla società. Già nell’ottocento si può respirare il bisogno di ricercare se stessi estraniandosi da ciò che non è puro. Thoreau non fa mai discorsi di ordine sociologico e politico in senso proprio. E’ un filosofo e in quanto tale il suo fine è ricercare l’essenza della felicità dell’uomo. In parole più articolate, rifiuta l’ipocrisia corrompente, la degenerazione della società industrializzata e sperimenta un rapporto di mera bellezza nei confronti della Natura: perché nella Natura si può essere se stessi ed essendo tali si è anche autentici; si ripristina la propria natura e si è finalmente uomini.

Pensatore colto, raffinato, originale, incapace di compromessi, è anche un avventuriero, una persona in grado di entrare in contatto con la Natura: un vero walker — ovvero un camminatore. E’ un filosofo che non indugia, si alza dalla poltrona, esce dallo studio e va all’aria aperta dove l’osservazione, la contemplazione e il confronto con la realtà sono strumenti speciali. Per dirla più formalmente: Thoreau è un filosofo che va oltre lo schema dettato dagli ideali, i limiti del sapere spocchioso e accademico, per pensare in maniera autenticamente selvatica.

Alexander Supertramp è una figura che rappresenta bene il trascendentalismo e la filosofia thoreauiana, e simboleggia l’Uomo che, annoiato a morte dall’ipocrisia urbana e dalla corruzione della società degradata, decide di abbandonare gli agi per affrontare la vita vera, quella complessa e multicolore. Perché la Natura è una libertà sensibile e un’esistenza di quieta disperazione è un insulto alla felicità, quella reale. Lo stesso Alex sembra intuirlo nelle parole di Tolstoj:

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Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo? ("La felicità domestica, Lev Tolstoj)

La bellezza naturale è dunque una sorta di comunicazione primitiva, atavica ed eterna, attraverso la quale l’uomo può scoprire molte cose di sé e riesce a elevare il suo spirito a una essenza genuina. La Natura si mostra al solo camminatore — the walker — che vuole contemplarla e ascoltarla, che cammina per ribellarsi, per sentirsi parte integrante di qualcosa che esiste e che è buono. E la Natura mostrando se stessa esibisce la verità: la stessa che Thoreau riporta nelle pagine di “Walden”.

Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L’ospitalità era fredda come i gelati. (Walden, Henry Thoreau)

La verità è che vivere realmente significa respirare in un sistema di stelle, in una ragnatela di fiumi che scavano solchi nella terra, la stessa terra che nutre e cura, per fare sogni di camomilla e resina, per essere uomini onesti e non più corpi imbrattati di macchie, vizi e delitti. Vivere poeticamente e bellamente: è quello che ci insegnano Thoreau e Alex.

O per dirla meglio: vivere la vita significa:

Succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. (Walden, ovvero vita nei boschi).

Sara

Leggo. E guardo un sacco di film. Il resto del tempo lo passo a fischiare.

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