Back To The Origins

filosofia set 25, 2020

Chi è familiare con i testi di Thoreau sa che si tratta di scritti vigorosi, spigolosi, eccentrici, narrati da una voce autentica, moderna e radicale. Thoreau, filosofo trascendentalista e poeta naturalista americano, visse il periodo del romanticismo e della conquista dell'ovest, e nei suoi scritti entrambi gli elementi emergono nitidamente sotto la luce di uno spirito critico unico nel suo genere. Thoreau, infatti, è stato un uomo di azione prima ancora di essere uomo di pensiero, che ha fatto della filosofia e della spiritualità delle faccende pratiche. Sempre ai confini della società, pur tenendosi in contatto con il mondo, Thoreau si è offerto alla natura come un marito alla propria moglie, cercando di instaurare una relazione autentica con l'universo nel modo più intenso e spietato, necessitando cioè di "divorziare" dalla società.

Nel suo libricino "Camminare", che ho avuto modo di leggere per la seconda volta quest'anno, Thoreau ci parla di se stesso e di noi, criticando il modus vivendi della gente della sua epoca. L'uomo autentico, dice, è quello che non si lascia corrompere dalle influenze e dalle costrizioni sociali. Bisogna ripudiare la macchina della civiltà, commenta, e rifiutare la vita offertaci in società che è fatta di conformismo e comodità – elementi letali per lo spirito – nel nome di uno stato selvaggio, che secondo Thoreau è in definitiva la vera libertà.

In "Camminare" l'autore parla nello specifico di come il vagabondaggio nello spazio naturale e geografico riveli in realtà una dimensione più profonda e spirituale dell'individuo. L'escursione, dunque, è un modo di vivere, una vera e propria cura per lo spirito avvelenato e martoriato dai duri colpi inflitti dalla società. Ma camminare non è solamente una strategia di sopravvivenza, bensì un'allegoria: camminiamo perché uno spirito d'avventura interiore ci spinge a scoprirci di più, a raggiungere l'essenza del nostro io e lo stato di beatitudine che amplifica la visione della vita e la valutazione ultima delle cose. Non si tratta di mera attività fisica, sottolinea l'autore.

Quello che sorprende di più in questo testo sono sicuramente i pronostici di Thoreau, il quale descrive scenari come deforestazione incontrollata, inquinamento dell'aria e acque infestate; immediatamente il suo tempo diventa il nostro, e il declino del pianeta, la sua salute precaria, si dispiegano agli occhi di Thoreau come problemi irrilevanti per la gente del suo tempo, ma gli annunciano in tono deciso l'irrimediabile degenerazione futura, che oggi noi viviamo in prima persona. Tuttavia, Thoreau non parla mai in termini apocalittici, abbandonandosi ai toni melensi dettati dal dramma a cui siamo destinati, bensì offre una critica costruttiva e una prospettiva di vita pratica.

Qui entra in gioco l'Ovest selvaggio, quella distesa infinita di terre incontaminate e ancora inesplorate all'epoca dell'autore, che questi contempla in modo reverenziale, definendolo "futuro" e contrapponendolo all'Est, quel grumo di città industriali e affari civili, che rappresenta il passato. Quello che Thoreau cerca di fare in questo testo è offrire la sua idea di Ovest come di un ideale che non è assolutamente perseguibile in società; l'Ovest è sì l'orizzonte verso cui cala il sole, la terra dove la ferrovia fatica ad arrivare, ma dal punto di vista allegorico è il futuro a cui aspira Thoreau, dove vigono forme differenti di cultura e civiltà. La natura, intesa come spazio geografico selvaggio e libero, è il futuro, la Natura senza staccionate, dove gli alberi non vengono sradicati, è la forma più elevata di vita a cui Thoreau aspira.

Interessante è anche la sua idea di cultura basata sull'elemento della selvaticità: il pensiero, cioè la letteratura, poesia e cultura in generale, sono autentiche nel momento in cui sono selvagge, libere. Il pensatore e il creativo che abitano in una città le cui fondamenta sorgono su basi aride finiscono con il riciclare pensieri vuoti, sterili, perché camminano sulle ossa di chi in passato ha favorito dell'umidità delle paludi, dell'ispirazione di cieli stellati e dell'autenticità di uno stile di vita che pone al centro dell'attenzione il suolo, il grano, l'aria. Sembra chiaro, allora, che c'è bisogno di tornare alle origini che tanto ripudiamo, e che stiamo dimenticando di generazione in generazione, per poter affermare con sicurezza di vivere veramente, in uno stato selvaggio ovvero libero.

Ma la condizione umana sembra troppo intricata per poterla risolvere così facilmente. Forse non ci rimane che vagare, non come spettri ma come esteti e uccelli migratori, per tendere in silenzio verso la bellezza della natura nella sua forma più pura e selvaggia, ed esplorare il nostro spirito fino a quando ci sentiremo un tutt'uno con il deserto, l'oceano, la natura incontaminata! Fino a quando torneremo a essere noi stessi.

Photo by Jamshed Khedri | Source: unsplash.com 

25 Settembre, 2020

Nita

I'm a busy pale kiddo roaming out there in the world.