Vivere e scrivere. Jack Kerouac, mimetizzato nella vastità e nel mistero portati da questi due verbi, ha consumato la propria energia in una corsa della durata di soli quarantasette anni, sotto lʼegida di un simulacro divino impreciso. Convinto dellʼimportanza di riversare i pensieri e le emozioni senza lʼaggiunta di filtri e revisioni, Jack ha battuto a macchina con foga per intervalli di tempo brevi, da un paio di notti a qualche settimana, senza fermarsi, ed è riuscito comunque a sfornare Opere come Sulla strada. Un flusso di pensieri che ancora oggi si fa largo con vigore tra le dita dei lettori, e che ha concesso a Kerouac il titolo definitivo di Innovatore Stilistico.

Jack Kerouac

Il magico potere dei pensieri non revisionati, gettati sulla carta come se fossero qualcosa da cui liberarsi in fretta, sta nel loro essere originali, grezzi, lontani dallʼabitudine, dalla routine, dalla scrittura convenzionale, dal ragionamento conformistico gravido di pregiudizi; uno stream of consciousness volto a esprimere la spontaneità perduta delle emozioni, una mera emancipazione e amplificazione genuina e primigenia del proprio essere, una pioggia di parole che il lettore contempla in silenzio.

Nel libro Big Sur – che ho letto al principio di questʼanno – Jack si racconta e lo fa in modo schietto, caustico, fino a sembrare, a tratti, borioso e irriverente. Il libro è autobiografico e ripercorre il periodo in cui Jack, annoiato dalla fama che lo assilla in città – a seguito del successo del suo libro Sulla strada – decide di migrare verso le lande dorate della California. San Francisco apre il romanzo e sui tetti delle catapecchie screpolate dallʼindifferenza e dalla miseria aleggia una sensazione amara che accompagnerà il lettore fino alla fine.

Le campane della chiesa stanno suonando una triste Kathleen portata dal vento che soffia sugli slums a Skid Row quando mi sveglio completamente distrutto e con la bocca impastata, tutto un gemito per l’ennesima sbronza e soprattutto per avere rovinato il mio “rientro segreto” a San Francisco sbronzandomi come un idiota.
Big Sur

Big Sur scava dirupi che cadono giù fino a baciare il mare, che pare intento a inghiottire tutto e invece si arresta sulla sottile battigia, dove prende vita una bellezza selvaggia senza tempo. Località californiana situata nella baia di Monterey, Big Sur rappresenta ciò che è stato il lago Walden per Thoreau: un posto solitario, lontano dalle voci indiscrete di ficcanaso e ammiratori che, secondo Jack, hanno aspettative assurde nei suoi confronti; Big Sur è, in altre parole, un polmone situato oltre le tante miglia di deserto, che Kerouac non esita ad attraversare più e più volte nel corso della sua vita, e rivela tutto il suo sublime, lʼintreccio di bellezza armonica e forza minacciosa capace di ispirare poeti e scrittori di ogni tempo, infondendo nel loro spirito un segreto primigenio che nasce ad ogni alba e che si indovina nella perfetta ma struggente continuità del tutto.

Jack manifesta la dipendenza dall'alcol fin da subito. Non è una cosa nuova, è da tempo che la bottiglia agisce come un magnete, al cui posto invece dovrebbe trovarsi l’attrazione irresistibile per una donna. E la consapevolezza che lo affligge è estremamente sconfortante...

Sono semplicemente un idiota che non imparerà mai ad avere con una donna una relazione dignitosa profonda improntata all’eternità, che continua a sacrificare per quattro soldi sull’altare della bottiglia

Tra momenti di lucidità e visioni sognanti, dettate ora dal romanticismo ispirato dalla vita stessa, ora dal delirium tremens, Jack bazzica da una località all’altra per poi ritornare a Big Sur, dove la notte è viscida, ha occhi sottili e minacciosi, e la vita che si inerpica lungo i dirupi scoscesi è ostile, così malevola che è impossibile restare lì; l’unica salvezza è la città, è il ritorno al grumo pallido di cemento e di automobili che sfrecciano nel circuito stressante della routine; a Big Sur è persino difficile trovare una posizione comoda per dormire, perché il posto migliore l’ha preso l’amico e la donna che s’è portato. E frattanto la paura, che non manca un solo appuntamento con la luna, prende vita ai piedi di Jack, è una bestia impaziente sbattuta di qua e di là dal vento che sibila sopra il Pacifico.

Nello stato in cui sono quelle foglie mi sembrano umane mentre tremano sull’orlo dell’abisso – In fretta sempre più in fretta – In quel pauroso immane ruggente sferzante vento autunnale a Sur.

Jack non poteva esprimere meglio l’angoscia e l’orrore che provoca anche soltanto la vista di un vortice di foglie rattrappite finito nel torrente e poi giù, verso il mare, che lo porta a chiamare il nome di Dio nelle gole di Big Sur:

Noi tutti finiamo spazzati nel mare indipendentemente da quel che sappiamo, diciamo o facciamo.

È difficile pensare a Big Sur, ora, come l’ultimo angolo di paradiso incontaminato rimasto sulla Terra, o considerare la sua bellezza oggettiva al di là dell’orrore che ha incombuto su Jack. Fingere di non averlo sentito, di non averlo visto soffrire è una grande offesa. Fin dalla prima riga, Jack ti prende da una parte e si confida. esattamente come farebbe l’amico più caro. E lo fa senza mille giri di parole. Sputa il rospo, esprime la verità senza riserve. E tu, che gli sei accanto, non vuoi fermarlo, vorresti solo che le cose fossero andate diversamente, perché senti, per lui, qualcosa di simile a un’amicizia.

Jack Kerouac – spontaneo, autentico – non ha mai perso il contatto con la vita, pur di fronte ai suoi orrori. Lontano da quello che è lo scrittore avvolto dal mistero e dalla superiorità, Jack è sempre rimasto tra le persone, quindi tra i lettori, e questo lo ha reso il più umano di tutti gli scrittori. Jack Kerouac, uno di noi. Uno tra noi. Un’anima troppo sensibile gettata in un mondo troppo cinico, uno spirito intelligente capace di intercettare la vacuità della vita e di esprimerla, di renderla palese, e desideroso di darle un senso mediante la scrittura furiosa e spontanea. Forse alla fine non è riuscito a colmare il vuoto che lo tormentava, ma sicuramente è riuscito a parlare per molte altre persone che, come me, di fronte ai misteri dell’esistenza, rimangono senza parole.

Tremando di passione al cospetto della Grandezza, Jack ha trovato un posto al suo fianco. E ora cammina libero nel Grande Oltre...

Qualcosa di buono continuerà a venire fuori da tutte le cose – E sarà eterno e dorato proprio così – Non c'è bisogno di aggiungere altro.
Jack Kerouac, 1922-1969

22 Jan 2019