In Taxi Driver (1976) viene tracciato un triangolo le cui estremità sono occupate da solitudine, disagio e instabilità. Tre aspetti della vita di Travis Bickle, il protagonista interpretato da Robert De Niro, che inevitabilmente arrivano a innescare nella sua testa una reazione di implacabile violenza.

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Travis è un reduce dal Vietnam, abita in un appartamento fatiscente e squallido di New York, soffre di insonnia e per questo fa il tassista di notte. Girovagando per le lunghe strade sporche e abitate da personaggi mostruosi e squilibrati, si ritrova a dover affrontare i suoi stessi fantasmi.

Lo conosciamo soprattutto attraverso i suoi diari, che ci legge in più momenti del film: dialoghi, considerazioni, monologhi che sembrano ricalcare quelli del protagonista di Memorie dal sottosuolo, il libro di Fëdor Dostoevskij, il cui narratore è un uomo burbero, inacidito dalla vita, un misantropo che parla in modo sconnesso. Un po' come questo personaggio, anche Travis sembra avere un giudizio irrevocabile sulle persone incontra: sulla prostituta ferma ad aspettare lungo la strada, sul pappone che guida i clienti per le stanze del bordello, sul drogato che gattona e sull'ubriacone che fatica a reggersi in piedi.

Giudizi perlopiù superficiali che non indagano la vera natura delle persone e che paralizzano Travis in una visione fosca, pericolosa e monocromatica della vita e della città. O forse no, forse mi sbaglio; forse Travis non è così superficiale, paranoico ed eccessivamente severo come sembra. Prendiamo ad esempio la scena in cui si avvicina a Betsy (Cybill Shepherd) e le parla per la prima volta:

Lei si sente sola. Io ci passo molto spesso qua davanti e la vedo, vedo sempre un sacco di gente insieme a lei, e vedo tutti questi telefoni, tutta questa roba sul tavolo, non significa niente. E poi quando sono entrato e l'ho vista, e ho visto i suoi occhi, e ho visto come muove la testa, ho capito che non è felice. E che ha bisogno di qualche cosa, e secondo me questa cosa di cui ha bisogno è un amico.

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Betsy è la donna di cui si è innamorato e che ci presenta poco dopo l'inizio del film. Lavora come impiegata dello staff elettorale del senatore Palantine, a Broadway, quindi si trova gettata in un mondo fatto prevalentemente di politica, conformismo e moralità, per questo Travis ce la presenta come un angelo venuto dal cielo:

Aveva un vestito tutto bianco e mi apparì come un angelo in mezzo a tutto quel sozzume. È sola, ma loro non osano neanche sfiorarla.

Tornando al discorso dell'atteggiamento serioso e quasi moralistico di Travis, non si può però dire che si attenga realmente a un rigido codice morale. La sua condotta è infatti contrassegnata da numerose contraddizioni, come dice la stessa Betsy al loro primo appuntamento, quando lo paragona a Kris Kristofferson, il suo cantante preferito: un profeta un po' falso e un po' sincero, tutto contraddizioni. Di quali contraddizioni è piena la vita di Travis? Mi viene in mente il fatto che nonostante si lamenti degli animali più strani che escono di notte – come prostitute, sfruttatori, drogati, eccetera – alla fine si nasconde in squallidi cinema a luci rosse a consumare le notti insonni. E il fatto che si promette di seguire un'alimentazione più sana, poi fa l'opposto aggiungendo sciroppo ipercalorico ai pasti. La verità è che Travis è parecchio instabile e non sa in quale altro modo occupare il suo tempo libero se non guardando porno al cinema e appuntando pensieri sconnessi nel suo diario. Non è quindi migliore dall'amico e collega di Betsy, che Travis trova irritante e che ha modo di criticare apertamente durante il loro primo appuntamento:

Secondo me ne ha parecchi di problemi. Mi pare uno di quelli che spreca le sue energie.

Insomma, non si può proprio dire che Travis sia perfetto, che non presenti qualche difetto. Non è di certo lui il più sano della Grande Mela, lui che esprime il desiderio di vedere la sozza città ripulita dalla pioggia. Lo possiamo anche intuire dal fatto che una sera porta Betsy al cinema a luci rosse, o dalla reazione violenta e inopportuna che ha quando lei, con eleganza e timore, lo liquida qualche giorno più tardi, o anche da quella volta che parlando con un collega confessa di avere certe cattive idee per la testa.

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Ma torniamo alla trama. Poco dopo il rifiuto di Betsy Travis comincia a elaborare un'allarmante forma di disagio e odio verso le figure politiche e sociali che lo turbano: prima il senatore Palantine (Leonard Harris) – il capo di Betsy, candidato alle elezioni presidenziali e la promessa di grandi cambiamenti sociali – poi Matthew Sport (Harvey Keitel) – il protettore che si occupa di Iris (Jodie Foster), una prostituta minorenne che Travis incontra per caso una notte quando, spaventata, sale sul taxi supplicando di mettersi in marcia.

Palantine come Sport, due uomini, due minacce. Il primo si manifesta attraverso il carisma, la popolarità e il fascino intellettuale – per questo l'incontro tra il senatore e Travis avviene in auto: lo spettatore può vederlo perfettamente, volto e mani, che sono i punti di forza dei leader. L'altro invece si manifesta perlopiù attraverso l'aspetto fisico e la mascolinità: per questo Sport ci viene presentato la prima volta facendo vedere soltanto il busto mentre apre la portiera del taxi e con violenza strappa Iris dal sedile posteriore.

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Perché Travis arriva a prendere di mira Palantine? Semplice: è l'interesse principale di Betsy ed è anche il suo capo. A seguito del rifiuto amoroso, entra in gioco la forza distruttiva che Travis, naturalmente, sfoga su Palantine, il quale ora è il suo nemico numero uno; quindi l'effimerità dell'interesse per la politica, per quell'ammaliante dialettica fatta di manierismi e sofismi, viene comprovata in modo del tutto naturale. Quando non gira in taxi, Travis si dedica all'esercizio fisico, alla virilità, alla durezza di carattere, poi si procura un paio di pistole, le utilizza al poligono e in casa davanti a uno specchio, verso il quale parla a se stesso fingendo di essere davanti al suo nemico.

Fallisce il tentativo con Betsy e fallisce anche il tentativo di uccidere Palantine. Travis, frustrato e turbato, arriva a sentire la necessità impellente di canalizzare il suo istinto omicida in un altro posto, per poterlo finalmente sprigionare. Si dirige allora da Sport, verso il locale in cui Iris è imprigionata, e con fermezza lo uccide. Ma nei fatti chi è Sport? È, come Palantine, un oppressore: è il capo di Iris.

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Diventa chiaro che quello che cerca di fare il film è tracciare un paio di parallelismi importanti ai fini della trama. C'è il parallelismo dei due nemici che sono animati da due forze diverse: la forza politica (il carisma di Palantine) e la forza fisica (l'aspetto virile di Sport); e quello delle due vittime, Betsy e Iris: una soggiogata dalla politica e l'altra dalla prostituzione.

Ma i parallelismi si intrecciano ed è proprio il reticolo di fatti contrastanti che ne esce a rendere interessante la storia. Ad esempio, quando Betsy vede per la prima volta Travis si trova nel suo ufficio: lui è sul taxi parcheggiato davanti all'edificio e la spia. Lei, spaventata e irritata, chiede al collega di scacciarlo. Cosa sta facendo Betsy? Sta usando la forza politica per proteggersi. Lo stesso succede a Iris: si sente minacciata dallo sguardo di Travis, che col taxi la segue lentamente. Spaventata e irritata, si getta tra le braccia di un uomo fermo sulla strada, con il quale poi passerà la notte. Cosa sta facendo Iris? Sta usando la forza fisica per proteggersi.

Due uomini, due nemici da debellare per dare un senso alla vita. Da Palantine a Sport, Travis finisce per trasferire il volto del nemico originario nel corpo di un'altra persona, altrettanto minacciosa e fastidiosa, e per questo vive nell'illusione di fare un atto di altruismo – per meglio dire una promessa di salvezza, la stessa che di norma fa il politico in campagna elettorale – compiendo un omicidio. Uccidendo Sport, infatti, crede di salvare Iris, quando in realtà sta soltanto esprimendo la sua mascolinità in una forma estrema di violenza.

Due donne, due vittime minacciate da due forze opprimenti diverse: la politica e la prostituzione. Due nature completamente diverse: Betsy all'inizio ci viene presentata come la Madonna e rappresenta l'essere puro per antonomasia, è la perfezione vivente; Iris invece è tutto meno che pura e santa, vive in un ambiente che non ha niente da spartire con la moralità. Ora, perché ci vengono proposte queste femminilità estreme? Probabilmente per indicare la vera natura di Travis, imprevedibile e squilibrata. Nelle relazioni sentimentali non riesce a raggiungere l'intimità, principalmente perché è emotivamente instabile, vive la sessualità in modo distorto e non è in grado di instaurare rapporti solidi. E forse è proprio a causa di questa sua radicata incapacità relazionale che finisce per considerare le donne o sante o prostitute; in fondo tutto il film ci viene raccontato in prima persona: dallo sguardo di Travis – riflesso nello specchietto retrovisore – e dai suoi diari. In altre parole, vediamo quello che vede Travis e solo in parte la realtà oggettiva, e per tutta la durata del film veniamo imbevuti dei suoi pregiudizi e dei suoi monologhi, e noi, un po' sorpresi e stuzzicati, li raccogliamo e li teniamo stretti in un gesto di solidarietà.

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La verità è che dimentichiamo che Travis è alienato, ha vissuto la guerra in Vietnam e una volta tornato negli Stati Uniti ha perso il senso dell'orientamento, quello interiore. È solo, pensa da solo e agisce da solo. La solitudine lo perseguita, lo sbrana e poi lo consola. La sua vita, svuotata di significato, è assurda e superficiale, un po' come sono superficiali i giudizi e alcuni dei pensieri che appunta; ma in definitiva sono superficiali anche la guerra, gli "animali notturni", gli scippatori della politica, la gente apatica e fredda. E superficiale è anche il finale, quando Travis accidentalmente diventa un eroe e la gente prende a considerarlo. In Taxi Driver tutto quanto sembra inneggiare alla casualità più spietata.

Viene facile empatizzare con Travis, perché Travis, meglio di chiunque altro, ci racconta di una particolare condizione mentale e di un sentirsi fuori luogo, fuori dal tempo e distratti da qualcosa che non si lascia afferrare, che sono condivisibili. È vero, siamo tutti un po' superficiali, soli, incoerenti e smarriti. Questo stesso scritto è gravido di contraddizioni.

Per concludere, la geometria di Taxi Driver è ora spiegata e, se non si fosse capito, consiste proprio in questo: nel triangolo fatto di solitudine, instabilità (che partorisce contraddizioni) e di disagio relazionale (che causa numerosi fallimenti), in cui è imprigionato Travis, e nei numerosi parallelismi tracciati dalle persone che stratificano la sua esistenza. Una geometria resa ancora più incomprensibile dagli ultimi istanti del finale, che bastano a frantumare tutte le convinzioni coltivate dallo spettatore: Travis lancia un ultimo sguardo fugace, imprevedibile e carico di tensione allo specchietto retrovisore, che non lascia decisamente spazio a previsioni certe.

Ma, del resto, è possibile definire una natura tanto turbata, imprevedibile e sola? Anche sforzandosi, non credo sia possibile.

Nella scena che vi ho allegato qua sopra, Travis dice: I'm God's lonely man. Ecco dunque che Taxi Driver assume una sfumatura mistica che dà vita a un'altra possibile interpretazione, o meglio, a una delle tante altre eventuali considerazioni che rischiano di contraddire, e quindi distruggere, tutto quanto detto finora.

Quindi è meglio fermarsi qui. Al momento.