Con Hans Jonas abbiamo rilevato che i problemi attuali legati all'inquinamento, allo sfruttamento indisciplinato delle risorse naturali, e in generale tutto ciò che concerne la distruzione della natura ad opera dell'uomo, sono problemi analizzabili in termini etici e risolvibili nella pratica adottando un'etica responsabile. Arne Næss invece propone il problema ambientale come segmento di una realtà più vasta ma forse meno particolare di quella che ha dettagliato Jonas, perché mentre il primo (Næss) ha adottato una visione biocentrica, che nega l'esistenza di una gerarchia tra le varie forme di vita presenti sul pianeta, il secondo (Jonas), pur ammettendo che la vita di ogni essere è un valore intrinseco, ha stabilito tuttavia una differenza tra l'essere animale umano e gli altri esseri animali, e, come abbiamo già asserito nell'articolo precedente, questa differenza, che non legittima ad assumere atteggiamenti distruttivi e immorali nei confronti della natura, consiste più specificamente nell'essere moralmente responsabile per la vita di ogni essere.

Arne Næss (source: https://www.alessandrogogna.com/wp/tag/arne-naess/)

‌Ma ora avventuriamoci nello specifico. Arne Næss (1912-2009), alpinista, amante della natura e dell'universo, a differenza di chi la filosofia la fa stando seduto su una poltrona imbottita, è uscito a contemplare la natura per un po', e lì ha fatto la sua filosofia.

Quando vai nella natura selvaggia hai l’opportunità di ascoltare te stesso, di ascoltare la tua anima più profonda: Cosa voglio? Cosa mi piace? Cosa non mi piace? Come può la mia… chiamiamola “qualità della vita” essere mantenuta o migliorata? Non si tratta di beni o di qualità ma di ciò che senti di essere, di come percepisci la vita. Che cosa ci rende felici? E come possiamo averne di più?‌‌(Discorso tratto dal film-documentario "Loop" di Sjur Paulsen.)

In particolare, Næss è il teorico della cosiddetta ecologia profonda, o deep ecology, e la contrappone all'ecologia superficiale, ovvero quella prassi adottata e praticata ogni giorno dalla società mondiale. E sottolineo mondiale. L'ecologia superficiale, come suggerisce il nome stesso, si limita a combattere l'inquinamento e l'esaurimento delle risorse naturali con il solo obiettivo di conservare il relativamente elevato tenore di vita dei Paesi industrializzati. La visione di questa ecologia fallita è antropocentrica, dal momento che per essa valgono solo ed esclusivamente gli interessi degli umani. Næss avanza così una proposta forse un po' romantica e utopica, ma indubbiamente giusta e onesta: l'ecologia profonda prende in considerazione tutte le forme di vita, attribuendo loro lo stesso valore e quindi lo stesso diritto a vivere e a conservarsi. Arne Næss, in altre parole, all'antropocentrismo delle moderne teorie ecologiche contrappone il biocentrismo, per il quale è il bios, ovvero la vita, a essere importante.

Il filosofo chiarisce l'egualitarismo biosferico mediante una metafora, quella della rete: la natura è come una rete che collega i nodi, che rappresentano gli organismi viventi; pertanto gli esseri viventi sono tutti legati tra loro e la qualità di vita di uno di loro dipende fortemente dalla relazione con gli altri. In questa visione proposta da Næss non esiste gerarchia, ovviamente; non c'è alcuna forma privilegiata, anzi: l'uomo, nella rete, è solo uno dei tanti nodi e la sua vita dipende da quella degli altri esseri viventi. Egualitarismo allo stato puro.

Una relazione tra due enti A e B si dice intrinseca quando è tale da appartenere alla definizione stessa o alla costituzione fondamentale di A e B, sicché, se togliamo la relazione, A e B non sono più gli stessi enti.‌‌(A. Næss, "Il movimento ecologico: ecologia superficiale ed ecologia profonda. Una sintesi")

Una visione molto romantica, ma che, indubbiamente, nasconde un principio fondamentale ai fini della conservazione della vita sulla terra, il diritto a vivere viene esteso a tutti, nessuno escluso. Nessuna discriminazione. Così, se è il fiorire di entrambi i tipi di esistenza, umana e non-umana, ad avere un valore intrinseco, la ricchezza e la diversità delle forme di vita sono valori in sé.

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Dalle fattezze democratiche e liberali, il pensiero di Næss presenta però un limite, perché pare proprio che la sua anima, cioè il biocentrismo, vale solo in linea di principio (e lo ammette Næss stesso), dal momento che è alquanto impossibile, per l'uomo, non influenzare e intaccare gli animali e il resto delle forme di vita terrestri. L'uomo, cioè, sembra quasi condannato ad avere un impatto (il più delle volte negativo) sui processi di evoluzione e conservazione della vita. La tragica consapevolezza del potere che abbiamo nei confronti della realtà circostante ci viene dato in primis dalla quotidianità, dal fatto che per nutrirci dobbiamo necessariamente uccidere una bestia e sradicare un pianta; tuttavia vi sono atti che talvolta sono meramente involontari (come un'aiuola calpestata e quindi distrutta e l'uccisione di un insetto) e ci rendono ugualmente responsabili della vita che intacchiamo.

Ma se lo stupefacente principio del biocentrismo vale solo in linea di principio, non significa affatto che siamo legittimati a giustificare uccisioni, sfruttamento e soppressione. Almeno, non sulla base dell'antropocentrismo, che, come è stato detto, fa gli interessi degli esseri umani e basta; è cosa diversa infatti rilevare il carattere necessario di tale prassi, partendo però dall'adesione al biocentrismo e al principio di identificazione. Perché noi siamo e rimaniamo nodi legati indissolubilmente alla qualità di vita degli altri esseri viventi.

Il tentativo di ignorare la nostra dipendenza e di istituire una relazione del tipo padrone-schiavo ha contribuito all'alienazione dell'uomo da se stesso.‌‌(A. Næss, "Il movimento ecologico: ecologia superficiale ed ecologia profonda. Una sintesi")