Capita ogni tanto di sparire dalla circolazione. O perché vuoi, o perché devi. Quando lo vuoi, il più delle volte sei libero di scegliere quando tornare, e se tornare. Ma quando devi, perché magari un evento ti ha portato a compiere una piccola deviazione lungo il percorso, non sei quasi mai libero di scegliere quando, e se, tornare. Detto ciò, sono di nuovo qui.

Volubile e poco stabile, da sempre agogno paradossalmente la stabilità e l'invariabilità degli eventi. Proprio l'amore, che è forse il sentimento umano più dinamico, s'è fatto largo di recente nella mia vita, precisamente un sabato pomeriggio mentre la pioggia incontrava i raggi del sole; la polvere finissima dei fiori, tipica di Aprile, lo ha accompagnato fino al campanello di casa mia.

Joaquin - è questo il suo nome - ha sorvolato l'Atlantico per venire a tessere con me la splendida ragnatela di un sentimento forse un po' contorto, ma sicuramente irrinunciabile. Tra predizione e benedizione, sto correndo ancora lungo i bordi dell'infinito, rischiando continuamente di cadere nel burrone dell'Imprevedibile e dell'Ignoto. Ci ho dato un occhio, a essere onesta, e le vertigini mi hanno quasi spinta dentro. Il desiderio di stabilità e sicurezza mi ha afferrato per le orecchie ogni volta che il suo nemico, cioè questa folle tentazione, si è infilato sotto le unghie delle mie dita, e io sono tornata immediatamente alla normalità, a questa ossessiva, insana, pazza regolarità.

Qualcuno mi ha detto che bisogna essere un po' folli per affrontare una relazione a distanza, soprattutto quando la separazione conta oltre 9.000 chilometri. Ma io trovo che il ragionamento presenti un grosso difetto: la follia infatti non sta in questo, ovvero nell'amarsi nonostante la separazione fisica, bensì sta all'origine. La follia, cioè, si trova nell'amore stesso. La verità è che bisogna essere molto folli per amare qualcuno, per arrivare a fondere il proprio ego con quello dell'altro fino a che non si parla più di un Io ma di un Noi, Noi due, o per arrivare a percepire nitidamente che tutto è veramente e seriamente possibile.

Da sempre chi è romantico figura agli occhi dei più come l'idealista che insegue un sentimento e non un'azione. Ma non c'è errore più grande di credere che l'innamorato vede qualcosa che non esiste. L'innamorato ha solo una vista più acuta, s'è messo un paio di occhiali che il resto del mondo non vuole indossare perché preferisce la comoda miopia, che non costa energia e sacrifici. E l'amore costa caro. Perché è vero, dona energia, tanta energia, però esige al tempo stesso che il destinatario non sia avaro e la sfrutti, ed eventualmente che ne aggiunga di propria nel momento in cui lo sforzo da compiere è molto grande.

Ma se l'amore è dentro di te, puoi star sicuro che quei 9.000 chilometri diventano subito possibili e superabili. Il che non significa che non siano difficili da gestire, o che un giorno ti abituerai all'assenza del partner e al fatto che la vostra storia deve evolversi in due punti diversi del globo. La verità è che ciò che è difficile non è necessariamente impossibile. E chi non la pensa così, si sta perdendo un mucchio di occasioni.

Sicuramente non è facile costruire la fiducia insieme a qualcuno, ma non è di certo impossibile. E non c'è dubbio che è difficile da gestire il senso di solitudine e trascuratezza che provi sapendo che la tua dolce metà abita in un posto che ha il sole mentre tu hai la luna, ma è ugualmente indubbio che non è impossibile accettare questa realtà e fare di essa qualcosa di speciale e, perché no, pure divertente. Sembra impossibile credere che tutto andrà esattamente come vuoi, e probabilmente non accadrà, perché tempo e spazio raramente ti verranno incontro, e tu allora dovrai insistere e impegnarti con le tue sole forze, continuando a fluttuare in una realtà che rasenta l'assurdo, ma lo farai per far sì che l'amore trionfi sempre. Pensaci, alla fine l'obiettivo che vuoi raggiungere non è affatto impossibile, è soltanto piuttosto difficile.

Se tutto questo una volta non lo capivo, è perché non ho avuto l'occasione di sperimentarlo e conoscerlo. Con l'arrivo di Joaquin, mi è stata data l'opportunità di dimostrare che le complessità della vita non sono soltanto le guerre, le carestie, la geometria della natura, le profondità dell'universo, la morte. E, soprattutto, se della guerra, delle carestie, della necessità della natura, dell'universo e della morte non c'è altra ragione che quella da loro dettata, e non la si può obiettare, almeno io posso dimostrare che l'amore, invece, ne ha una propria che è estranea a queste. L'amore è sottomesso alla volontà di due corpi che, separati da una distanza considerevole, si amano oltre ogni giudizio e ogni relativa impossibilità, oltre l'empiricità e la praticità delle normali relazioni interpersonali.

Al miope, al corpo gravido di paura e invidia - per il quale io provo compassione - e a chi osa giudicare l'amore come una cosa da ragazzini, io faccio una pernacchia. Perché se amare significa tornare a essere ragazzini, per me va benissimo.